Dott.ssa Rita Mansi

Nutraceutici e dislipidemie

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A cura della Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC)**

Le linee guida congiunte della Società Europea di Cardiologia (SEC) e della Società Europea di Aterosclerosi (ESC/EAS) consigliano l’uso dei fitosteroli nella gestione clinica delle dislipidemie, tra gli interventi pre-farmacologici, nei soggetti a rischio cardiovascolare basso-moderato. Anche i soggetti che sviluppano effetti collaterali con i farmaci tradizionali (statine) possono beneficiare dell’impiego di alcuni nutraceutici.

Molte le molecole, ancora poche le informazioni sui meccanismi

Nel Documento di consenso “I Nutraceutici” pubblicato nel 2019, si legge: “Esistono svariate molecole, annoverate nella categoria dei nutraceutici, con una documentata azione ipolipemizzante (Tabella 1) e quindi potenzialmente utilizzabili nella prevenzione cardiovascolare. Tuttavia, le evidenze scientifiche che chiariscono i possibili meccanismi di azione ipolipemizzante e che confermano l’efficacia clinica di molti nutraceutici sono ancora preliminari. Inoltre, tranne che per il riso rosso fermentato, non esistono trials clinici randomizzati che abbiano documentato la relazione tra l’impiego di nutraceutici ipolipemizzanti e la riduzione del rischio di eventi cardiovascolari; ciò costituisce un evidente limite alla prescrivibilità indiscriminata di tali sostanze”.

I principali nutraceutici ad attività ipolipemizzante

Le classi di nutraceutici più utilizzate per ridurre il colesterolo sono: berberina, monocolina K (prodotto di fermentazione del riso rosso ad opera del fungo Aspergillus terreus) e policosanoli. La somministrazione contemporanea di questi tre principi può determinare una riduzione del colesterolo LDL fino al 22 per cento (22%); per questo il loro utilizzo è indicato nei soggetti con iperlipemia (eccesso di lipidi nel sangue) di grado lieve-moderato, in assenza di altre patologie che condizionino il rischio cardiovascolare.

La monocolina K (che è un analogo strutturale della lovastatina, una statina presente in commercio) inibisce la sintesi epatica di colesterolo. E’ contenuta nel riso rosso fermentato, che è da tempo utilizzato nella medicina tradizionale cinese.

In uno studio di prevenzione secondaria della durata di circa 5 anni, condotto in oltre 5000 pazienti cinesi, l’utilizzo di un estratto di riso rosso fermentato ha determinato una riduzione significativa del rischio relativo ed assoluto (rispettivamente del 45% e del 4.7%) di eventi coronarici maggiori. Questo unico studio fa del riso rosso fermentato l’unico nutraceutico che abbia dimostrato di migliorare prospettivamente la prognosi cardiovascolare.

Gli steroli vegetali (fitosteroli) riducono l’assorbimento intestinale di colesterolo.
Sono spesso addizionati a bevande a base di latte fermentato e margarine. Ad oggi, esistono meta-analisi che confermano il modesto potere ipocolesterolemizzante dei fitosteroli. Si ritiene il consumo di 1-3 grammi di fitosteroli al giorno, riduca il colesterolo LDL del 5-15 per cento (5-15%).

La berberina (presente nella corteccia di alcune piante del genere Berberis) riduce il colesterolo aumentando l’attività e la disponibilità dei recettori epatici per il colesterolo LDL (colesterolo cattivo), attraverso l’inibizione della proteina PCSK9 (direttamente implicata nella degradazione intracellulare dei recettori delle LDL). Questo nutraceutico ha anche un’azione ipoglicemizzante, legata probabilmente alla sua capacità di far aumentare l’espressione di recettori per l’insulina.
Queste caratteristiche rendono la berberina molto interessante nella prevenzione cardiovascolare nei soggetti con sindrome metabolica. Tuttavia, l’efficacia della berberina è stata dimostrata per lo più in popolazioni asiatiche e quindi necessita di ulteriori conferme anche in studi randomizzati in popolazioni di diversa etnia.

L’azione ipocolesterolemizzante della fibra alimentare si ritiene legato all’inibizione dell’assorbimento intestinale del colesterolo, favorendo al contempo la sua escrezione fecale. Secondo diversi studi, un consumo di 3 grammi di fibra al giorno determina una riduzione di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) del 5-6 per cento (5-6%), in assenza di effetti significativi sulle altre frazioni lipidiche. Nel Rapporto “I Nutraceutici”, 2019 si legge: “È importante sottolineare che diversi studi osservazionali hanno confermato che un introito adeguato di fibre si accompagna ad un miglioramento della prognosi cardiovascolare".
Effetti positivi sul colesterolo sono stati descritti dopo il consumo di diverse fibre: chitosano, pectine, glucomannano, beta-glucano (quest’ultimo ha effetti benefici anche sui valori della glicemia).

I polifenoli svolgono soprattutto una potente azione antiossidante; alcuni autori hanno però ipotizzato che inibiscano l’enzima HMG-CoA reduttasi, azione questa responsabile del loro effetto ipocolesterolemizzante; tuttavia, non esistono conferme unanimi al riguardo e si ritiene siano necessarie ulteriori evidenze scientifiche in più ampi campioni di pazienti per poter documentare la validità e l’efficacia sull’ipercolesterolemia di queste sostanze.

**La Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare (Siprec) è una società scientifica multidisciplinare che annovera  tra i suoi membri molteplici esperti di varie discipline (per es cardiologi, diabetologi, medici internisti, medici di medicina generale, pediatri, medici dello sport, nutrizionisti e farmacisti).
Grazie a questa multidisciplinarietà, Siprec assicura le competenze necessarie allo studio, alla diagnosi e alla terapia della prevenzione cardiovascolare.
Siprec interagisce attivamente con le Istituzioni, i medici e la popolazione su tematiche che riguardano la prevenzione di tutte le malattie correlate all’aterosclerosi come diabete, obesità, infarto, ictus, insufficienza renale.

Fonti:

Nutraceutici e displipidemie, diabete.com

 

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